Doppio-scatto qui per cambiare immagine
Mercati

Il Sannio ed il vino economia e mercati

 

 La produzione 2001 di vini DOC DOCG è stata di circa 148000 hl.

Stime basate sulla resa potenziale delle superficie iscritte all Albo dei Vigneti, inducono a ritenere che il 30% della produzione DOC provenga dai vitigni di Solopaca. In ordine di importanza, seguono i vitigni del Greco di Tufo (16%) e del Fiano (8%).

Nonostante il trend positivo e il ri orientamento delle colture viticole, la produzione DOC campana rappresenta ancora una quota marginale sul prodotto nazionale del segmento.


 

doc/docg                               ettolitri               %

Capri

400

0,3%

Fiano

11.973

8,1%

Greco di Tufo

24.109

16,3%

Ischia

4.026

2,7%

Solopaca

44.977

30,4%

Taurasi

8.569

5,8%

Vesuvio

8.480

5,7%

Aglianico del taburno 

7.726

5,2%

Falerno

2.102

1,4%

Cilent o

888

0,6%

Cast el San Lorenzo

3.241

2,2%

Asprinio

2.028

1,4%

Guardiolo

4.736

3,2%

Sant 'Agat a dei Got

1.391

0,9%

Taburno

9.235

6,2%

Campi Flegrei

4.751

3,2%

Penisola Sorrent ina

2.723

1,8%

Cost a d'Amalfi

1.465

1,0%

Galluccio

296

0,2%

Sannio

4.884

3,3%

CAMPANIA                        148,000           100%

 

 

La Campania rappresenta un buon 4% del vitigno italiano, seppur in calo come vedremo piu’ avanti. Con delle rese che sono allineate al resto dell’Italia (circa 110q/ha), ha una produzione pari a circa il 4.1% sul totale (stima 2006), ovvero 2m/hl. Infine ha una bassissima percentuale di vini a denominazione sul totale della produzione: 6% contro la media nazionale del 24%.

campt1.jpg

Il vitigno e’ concentrato principalmente in provincia di Benevento ed Avellino, con 10500 e 6500ha rispettivamente, cioe’ circa i due terzi del totale. Sono anche le provincie dove la vite e’ piu’ rappresentata rispetto al territorio, con rispettivamente il 5% (piuttosto alto) e il 2.4% del vitigno. Come vedremo dopo, le due province hanno pero’ una vocazione rispetto al vino di qualita’ direi opposta.


campania1.jpg

L’andamento del vigneto (26705 ettari nel 2005) e’ molto strano: una salita per 4 anni e poi un crollo del 7% nel 2005, piu’ o meno egualmente distribuito tra le varie province, eccetto Caserta, dove il vigneto non e’ cresciuto fino al 2004 per crescere poi nel 2005. Proprio Benevento e Avellino con il 5% in meno rispetto al 2000 sono le province piu’ segnate da questo calo.


campania2.jpg

Le rese. Poco da dire riguardo al trend storico, che si avvita intorno alla media nazionale. Piu’ interessante la suddivisione provinciale dove emerge la vocazione alla qualita’ di Avellino (81q/ha) e quella alla quantita’ di Benevento (128q/ha, un risultato di assoluta rilevanza a livello nazionale, se cosi’ si puo’ dire).
campania3.jpg


campania41.jpg

Andamento della vendemmia 2006. Qui le cose sono andate veramente bene, con un +10% a livello regionale e delle punte di +20% per Salerno e +16% per Avellino. Il tutto in un contesto nazionale stabile.

campt21.jpg

Superfici vitate in Italia nel 2006 - dati regionali

ISTAT ha da poco reso note le superfici vitate italiane relative al 2006, che analizziamo oggi a livello nazionale e regionale. La vigna in produzione in Italia ha ripreso il lento calo degli anni passati, interrotto da un piccolo rimbalzo del 2003. Le vaziazioni non sono significative, stiamo parlando di 4500 ettari su 680mila, pero’ contiene alcune tendenze interessanti, e cioe: un calo continuo al centro/sud, parzialmente compensato al nord, dove la viticoltura sembra “spostarsi” da ovest a est. I numeri totali: la vigna in Italia nel 2006 era di 713.819 ettari, di cui 679.009 in produzione. Poi direi senza dubbio una concentrazione del calo in 3-4 regioni, e cioè: Lazio, Puglia, Sicilia e Lombardia.

sup061.jpg

6 Novembre 2007

Prezzi medi di vendita del vino per canale di vendita – primo semestre 2007

Fonte: ISMEA Nielsen
ISMEA Nielsen offre un secondo angolo di lettura delle vendite al dettaglio di vino. Si tratta del prezzo medio per canale di vendita (grande distribuzione, dettaglio tradizionale e altri canali) di tutte le categorie dei vini: confezionato, sfuso e spumante.

priceh11.jpg



Il censimento 2001 assegna alla Campania 29.390,71 ettari di vigna, dei quali solo

22.665 oggetto di Dichiarazione. Pertanto, rilevante è ancora la quota di vigneti ( il 22,9

%) non dichiarata, che si colloca, normativamente, in una zona d'ombra. Infatti, l'entità

di tale superficie è così rilevante che è presumibile che solo una parte possa rientrare

nei casi di esenzione previsti dall'OCM.

La "scommessa" del prossimo decennio consiste proprio nel portare alla luce, sul mercato, questi vigneti dalle grandi potenzialità produttive, ma sotto utilizzati per fattori economico-sociali (il part time, l'età degli addetti, ecc) e strutturali (la limitata estensione dei vigneti, il frazionamento aziendale, ecc).

Rispetto al Censimento 1990 si registra una forte flessione. Complessivamente sono

9.808,12 gli ettari estirpati, con una riduzione del 25,02 %; la provincia più penalizzata è

Salerno, che perde in un decennio oltre 5.000 ettari, pari al 45,13 % della superficie

vitata del '90.

Per ciascuna delle altre province si registra una riduzione di superficie di

oltre 1.000 ettari. Molto sensibile, in termini percentuali, è la flessione nelle province di

Napoli (- 36,32 %) e Caserta (-24,54 %); tengono, invece, le province di Benevento (-34%)

e Avellino (- 13,33 %).

La provincia campana maggiormente vitata è il Sannio, che con 24.092 ettari

rappresenta il 36,9 % del totale regionale. Al secondo posto si colloca l' Irpinia con

6.963,70 ettari, il 23,7 % del totale. Essa scavalca, rispetto al '90, la provincia di Salerno,

che, in caduta libera, si attesta al terzo posto con 6.084,12 ettari. Molto distanziate sono

le province di Caserta e Napoli, rispettivamente, con 3.235,10 e 2.271,26 ettari.

Il vigneto campano è coltivato in 86.089 aziende.

Tali dati mettono in luce il più importante limite del comparto:l'eccessiva frammentazione

del vigneto campano.

Infatti, nonostante, la fuoriuscita dal settore, in dieci anni, di circa 10.000 aziende ( -

25,02 % del totale), il valore della superficie media vitata aziendale regionale resta

sostanzialmente invariato, non superando i 3.500 mq; le province di Avellino e Caserta

mostrano valori molto prossimi alla media regionale; Salerno ( 2.400 mq) e Napoli (2.500

mq), che presentano valori molto più bassi della media, evidenziano una maggiore

debolezza strutturale; mentre la provincia di Benevento, con una superficie media di

circa 6.000 mq, ancora una volta, si segnala come la più dinamica e meglio strutturata.

Va segnalato che la provincia di Salerno vede, in controtendenza con le altre

province, ridursi ulteriormente la dimensione media vitata aziendale, che passa dai

3.300 mq del '90 agli attuali 2.400 mq, divenendo fanalino di coda in ambito regionale.

Tale andamento è confermato dalla "graduatoria" regionale delle province in ordine al

numero di aziende con vigneto, che vede la provincia di Salerno, terza per superficie

vitata, collocarsi al primo posto per numero di aziende; seguono, nell'ordine, Avellino

(22.506), Benevento (19.169), Caserta (9.715) e Napoli (9.169).

La frammentazione della "vigna campana" è, però, ancora più accentuata di quanto

emerge dai dati statistici. Infatti va considerato che in ambito aziendale, nella maggior

parte dei casi, la superficie vitata è composta da più corpi, spesso distanti tra loro ed

eterogenei per forma di allevamento, età, condizioni pedoclimatiche.

Prendendo in considerazione i soli dati derivanti dalle Dichiarazione delle superfici

vitate la struttura del vigneto campano appare leggermente più favorevole. Infatti

l'estensione media aziendale sale a 6.000 mq a livello regionale e a 1,2 ettari per la

provincia di Benevento.

La produzione di uva nel 2003 ha toccato i 2.492.504 q.li, cui corrisponde una

produzione in vino di 1.655.094 hl, dei quali ben 764.620 (il 46,2 %) in provincia di

Benevento, che occupa stabilmente il primo posto tra le province della Campania.

Seguono nell'ordine, molto distanziate e con produzioni comprese tra i 130.000 hl e i

290.000 hl, le province di Avellino, Salerno, Caserta e Napoli.

La resa alla vinificazione è stata pari al 68 %. La produzione di vino ad ettaro conferma

la leadership del Sannio con 68,79 hl/ha. Si collocano al di sotto della media regionale,

pari a 51,58 hl/ha, le province di Caserta (44, 21 hl/ha), Avellino ( 39,88 hl/ha) e Salerno

(39, 45 hl/ha), al di sopra la provincia di Napoli con 53,73 hl/ha.

Rispetto alla precedente vendemmia si registra una riduzione produttiva in uva e vino

di circa il 6 %, da attribuirsi all'andamento stagionale e non a cause strutturali. Il rilancio

della coltura appare evidente se misurato attraverso l'incidenza della PLV vitivinicola

sulla PLV agricola regionale. Infatti, a fronte di una riduzione della superficie vitata,

della produzione di vino e del peso percentuale della coltura sulla SAU regionale, tale

incidenza mostra un netto incremento passando dal 3 % dell' '86 ( e nell'84 era intorno al 2,7 %) all'attuale 4,8 % 

 

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Prime 10 province per incidenza delle imprese del settore vitivinicolo sulla popolazione residente

(Anno 2005)

 

Pos. 

Province 

Imprese per 1.000 ab.

1

Trapani

31,7

2

Chieti

30,7

3

Asti

26,0

4

Agrigento

20,8

5

Taranto

14,3

6

Ravenna

14,1

7

Benevento

13,8

8

Brindisi

10,2

9

Trento

9,4

10

Matera

9,2

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Coltivazione uva da vino: superficie in ettari in Campania

!
(Anni 2002-2005)

Province

2002

2003

2004

2005

Var. media annua 2005-2002 (%)

Avellino

7.073

7.160

7.200

7.584

2,4

Benevento

11.435

11.582

11.679

11.091

-1,0

Caserta

2.728

2.716

2.715

5.135

23,5

Napoli

2.750

2.778

2.789

2.540

-2,6

Salerno

4.438

4.455

4.457

6.085

11,1

Campania

28.424

28.691

28.840

32.435

4,5

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Produzione totale uva da vino in quintali in Campania

!
(Anni 2002-2005)
 


Province

2002

2003

2004

2005

Var. media annua 2005-2002 (%)

Avellino

450.085

416.840

497.020

456.920

0,5

Benevento

1.148.340

1.095.815

1.170.425

1.385.320

6,5

Caserta

401.995

391.053

407.305

336.203

-5,8

Napoli

244.652

207.035

235.767

230.626

-1,9

Salerno

456.000

370.819

456.900

487.385

2,2

Campania

2.701.072

2.481.562

2.767.417

2.896.454

2,4


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Produzione di vino e mosto in ettolitri in Campania

!
 (Anni 2002-2005)

 

Province

2002

2003

2004

2005

Var. media annua 2005-2002 (%)

Avellino

290.000

290.000

340.000

283.000

-0,8

Benevento

824.000

764.620

825.000

910.000

3,4

Caserta

240.500

226.674

236.061

190.764

-7,4

Napoli

154.800

134.000

152.200

143.000

-2,6

Salerno

252.000

239.800

324.400

299.000

5,9

Campania

1.761.300

1.655.094

1.877.661

1.825.764

1,2

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Elenco aziende imbottigliatrici vino leader del mercato italiano e motivi di scelta

!
 

Azienda

Motivo di scelta

1 CAVIRO - Società coop. a r.l.

Segmento di mercato (vini in brik) Dimensione economica

2 GIV - Gruppo Italiano Vini

Propensione all’export

3 CAVIT s.c.

Propensione all’export

4 Marchesi Antinori S.r.l.

Prodotti di alta gamma Notorietà

5 FG - Ferdinando Giordano S.p.a.

Canale di vendita: vendite per corrispondenza

6 F.lli Gancia S.p.a.

Specializzazione produttiva: spumanti

7 Azienda Donatella Cinelli Colombini S.r.l.

Innovazione di prodotto

8 Feudi di San Gregorio Az. Agricole S.p.a.

Dimensioni produttive Localizzazione

9 Cantine Settesoli - Società coop. a r.l.

Localizzazione Dimensione produttiva

10 Casa Vinicola Zonin S.p.a.

Dimensione produttiva Presenza in varie aree d’Italia

11 Cantine Sella e Mosca S.p.a.

Localizzazione Innovazione di prodotto

12 Marchesi de’ Frescobaldi S.p.a.

Notorietà Dimensione distributiva

13 Cantine Librandi S.p.a.

Localizzazione Propensione all’export

14 Carpenè Malvolti S.p.a.

Specializzazione produttiva: spumanti Propensione all’export

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Produzione di vino e mosto in ettolitri per regioni italiane

!
(Anni 2002-2005)
 

Regione

2002

2003

2004

2005

Var. media annua 2005-2002 (%)

Piemonte

2.328.675

2.281.511

3.263.162

3.054.426

9,5

Valle d’Aosta

15.500

18.100

22.000

20.300

9,4

Lombardia

1.122.853

856.483

1.168.333

1.099.560

-0,7

Trentino Alto Adige

1.063.170

1.075.500

1.268.929

1.056.570

-0,2

Veneto

6.846.747

7.369.114

8.843.344

7.092.829

1,2

Friuli Venezia Giulia

1.006.164

1.113.118

1.344.240

1.158.744

4,8

Liguria

93.071

105.789

91.130

83.888

-3,4

Emilia Romagna

5.681.822

5.305.145

7.155.339

6.607.795

5,2

Toscana

2.318.865

2.263.611

3.165.831

2.779.664

6,2

Umbria

776.055

811.698

1.077.825

998.129

8,8

Marche

1.258.075

940.406

1.247.521

1.206.072

-1,4

Lazio

2.858.862

2.441.064

2.492.339

2.362.470

-6,2

Abruzzo

3.808.002

3.318.886

3.585.255

3.468.604

-3,1

Molise

307.494

273.600

328.320

390.487

8,3

Campania

1.761.300

1.655.094

1.877.661

1.825.764

1,2

Puglia

5.579.676

6.088.526

7.610.340

8.348.236

14,4

Basilicata

309.000

284.000

201.063

266.587

-4,8

Calabria

530.727

475.545

484.790

538.953

0,5

Sicilia

6.208.988

6.553.030

6.964.260

7.282.907

5,5

Sardegna

729.086

855.895

943.485

924.494

8,2

Italia

44.604.132

44.086.114

53.135.167

50.566.479

4,3


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Superficie in ettari destinata ad uva da vino per regioni italiane

!
(Anni 2002-2005)
 

Regione

2002

2003

2004

2005

Var. media annua 2005-2002 (%)

Piemonte

53.410

53.266

53.204

53.696

0,2

Valle d’Aosta

653

673

674

540

-6,1

Lombardia

23.493

23.605

23.423

24.783

1,8

Trentino Alto Adige

13.642

13.550

13.596

14.921

3,0

Veneto

72.593

72.802

73.204

76.614

1,8

Friuli Venezia Giulia

19.687

20.369

20.369

19.105

-1,0

Liguria

1.955

1.970

1.964

2.384

6,8

Emilia Romagna

61.252

61.048

61.533

61.566

0,2

Toscana

59.800

60.312

61.333

68.398

4,6

Umbria

13.416

13.413

13.510

17.757

9,8

Marche

19.144

18.974

19.218

23.398

6,9

Lazio

29.129

28.499

28.249

33.104

4,4

Abruzzo

35.469

34.519

33.716

35.124

-0,3

Molise

5.903

6.058

6.267

6.013

0,6

Campania

28.424

28.691

28.840

32.435

4,5

Puglia

109.030

109.041

109.042

111.005

0,6

Basilicata

6.317

6.437

6.374

5.650

-3,7

Calabria

12.620

12.620

12.620

17.082

10,6

Sicilia

126.738

121.932

116.693

129.386

0,7

Sardegna

31.152

31.103

31.158

31.330

0,2

Italia

723.827

718.882

714.987

764.291

1,8


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Il mercato mondiale del vino

!

Il settore vitivinicolo è uno dei principali pilastri del sistema agroalimentare nazionale

e detiene un primato di eccellenza produttiva e di qualità sia a livello nazionale

che a livello mondiale.

Negli ultimi anni il comparto è profondamente cambiato. Da una produzione di 65

milioni di ettolitri degli anni settanta si è passati agli attuali 50 milioni, e nel contempo

è aumentata l’attenzione per la qualità, chiaro segnale di una domanda sempre

più selettiva da parte dei consumatori, che ha guidato il passaggio dal vino come

“alimento” al vino come fonte di “gusto e piacere”.

In termini economici, nonostante il ridimensionamento dei volumi, il settore sviluppa

un giro di affari di 10 miliardi di euro, di cui 3 miliardi destinati all’export. Si

tratta di una propensione all’esportazione doppia rispetto alla media dell’agroalimentare

ma non ancora arrivata al culmine di espansione. Infatti tali valori potranno essere

ulteriormente aumentati se saremo capaci di cogliere le nuove opportunità dei mercati

internazionali.

Questo sviluppo può contare sul valore aggiunto “unico” del nostro Paese, riconosciuto

a livello internazionale per la vocazione e la tradizione enogastronomica.

Tuttavia, per proseguire con successo sulla strada tracciata, occorre lavorare ancora

sui nostri territori e sul modello organizzativo del sistema di produzione che risulta

estremamente ricco di specificità, ma al tempo stesso troppo frammentato per vincere

le sfide della globalizzazione.

Per questi motivi stiamo lavorando con la massima priorità sia per rafforzare la

nostra posizione in ambito WTO, sia per creare maggiori relazioni con partner extra-UE,

al fine di favorire il riconoscimento delle specificità del nostro straordinario patrimonio

agroalimentare nei grandi mercati mondiali e per contrastare fenomeni come l’agro

pirateria che sottrae – anche nel vino – importanti spazi di mercato e compromette

l’immagine dei prodotti.

Per vincere le sfide del futuro dobbiamo quindi lavorare sulla qualità, quella percepita

dai consumatori, e sull’organizzazione efficiente delle filiere, anche costruendo nuovi

rapporti con i canali commerciali e la distribuzione moderna. Dobbiamo inoltre accompagnare

la definizione degli strumenti e delle politiche di sostegno del settore e delle

imprese, e su questo fronte sono impegnato in prima persona a livello comunitario in

vista della riforma dell’OCM vino, a livello internazionale, ma anche in ambito nazionale

per la definizione di nuovi strumenti di tutela della qualità e dei consumatori attraverso

la terzietà dei controlli – tra i quali si inserisce anche il nuovo ruolo dell’ICRF a tutela e

controllo dei VQPRD – e soprattutto per la ridefinizione dell’impianto normativo legato

alla legge 164.

Vi sono quindi tutte le condizioni non solo per superare le condizioni di sofferenza

che oggi coinvolgono le imprese e le filiere, ma soprattutto per avviare una nuova fase

di sviluppo, prima di tutto nei mercati internazionali.

A tal fine il Rapporto Unioncamere rappresenta un importante contributo per supportare

le scelte future di sviluppo del settore in quanto fornisce un utile strumento

conoscitivo sia sulle recenti performance del settore vitivinicolo italiano sui mercati

europei e mondiali sia delle dinamiche evolutive delle imprese e della produzione.

 

Nell’ambito dell’agroindustria italiana il settore vitivinicolo costituisce una delle

realtà più rilevanti. L’Italia occupa da tempo un posto stabile tra i primi Paesi al

mondo sia in termini di consumo, sia in termini di produzione ed esportazione

del vino.

Negli ultimi anni si è però entrati in una fase di transizione particolarmente

delicata sulla quale incombono nuove importanti sfide ed il mercato enologico sta

conoscendo profonde trasformazioni. La prima e più evidente è il sensibile calo

dei consumi interni: il vino, penalizzato dai nuovi modelli e stili di vita, ha perso

parte del suo appeal soprattutto tra le giovani generazioni. Questo fenomeno non

riguarda soltanto l’Italia ma è comune a molti Paesi di antica tradizione vitivinicola.

Viceversa, i consumi registrano un andamento positivo nei Paesi non produttori come

ad esempio la Gran Bretagna e il Giappone. Tutto ciò ha determinato una forte spinta

all’internazionalizzazione del mercato, favorita anche dall’avvio di un processo di

riduzione della protezione tariffaria e non tariffaria guidato dalle regole degli accordi

WTO siglati nel 1994.

Il fenomeno può essere colto considerando il rapporto tra esportazioni e produzione

che è passato, secondo i dati FAO, dal 14% dei primi anni ottanta a quasi il 25% nel

2002 e da quello tra importazioni e consumo, passato nello stesso periodo dal 16,5%

al 27%. La redistribuzione geografica non avviene soltanto dal lato della domanda.

Anche il sistema dell’offerta si presenta sempre più articolato: nuovi player, come ad

esempio il Cile o l’Australia, sono da tempo comparsi sul mercato mondiale e puntano

con strategie molto aggressive ad incrementare la loro quota sugli scambi internazionali.

La domanda, oltre a spostarsi, diventa al contempo più esigente: cresce, infatti,

la richiesta di qualità in termini assoluti, di valore (ossia di rapporto qualità/costo),

di diversificazione delle esperienze sensoriali e di individualità e riconoscibilità dei

prodotti. A fronte di questa evoluzione l’offerta cerca di adattarsi ed il risultato è una

proliferazione dei marchi e delle denominazioni.

Le nuove esigenze dei consumatori vengono, inoltre, sempre più spesso mediate dal

sistema della grande distribuzione il cui ruolo nel commercio del vino, come in generale

per tutti i prodotti agroalimentari, si è notevolmente rafforzato: da un alto la crescita

del ventaglio di potenziali fornitori in tutte le aree geografiche ha consentito la

diversificazione degli approvvigionamenti e, quindi, l’aumento del potere contrattuale;

dall’altro i fenomeni di concentrazione in corso nella grande distribuzione affidano ad

un numero assai limitato di buyer il controllo su quantitativi molto elevati di prodotto

commercializzato. L’azione combinata di questi fattori sta accelerando i mutamenti del

mercato del vino che da business di natura fortemente agricola guidata dall’offerta si

trasforma sempre più in settore dell’industria alimentare caratterizzato da alti livelli di

competenza e professionalità.

In questo quadro così complesso sembrano, comunque, essersi delineati due

ambiti competitivi ben distinti: il primo è quello dei vini commerciali, dove i fattori

competitivi principali sono la leadership di costo e il potere distributivo e dove di

conseguenza è forte la spinta alla concentrazione; il secondo ambito è invece quello

dei vini di alta gamma dove i fattori di competitività sono più differenziati e le piccole

imprese possono godere di vantaggi competitivi distintivi non erodibili. È prevedibile

che in Italia così come è già avvenuto in altri Paesi ci si muova verso uno scenario

sempre più polarizzato. Si profila cioè una situazione nella quale un numero relativamente

ridotto di grandi imprese dominerà i segmenti inferiori del mercato, cioè quei

segmenti in cui i bassi margini rendono i differenziali di costo un elemento realmente

discriminante, mentre nei segmenti più alti l’interesse del pubblico per marche con

una netta caratterizzazione verso l’eccellenza e una forte specializzazione territoriale

dovrebbe lasciare uno spazio significativo alle imprese medio-piccole. Per queste ultime

sarà però necessario uno sforzo importante di maggior orientamento al mercato,

di innovazione nell’organizzazione dei fattori produttivi e di sviluppo delle capacità

relazionali.

L’altra importante sfida che incombe sul settore vitivinicolo italiano è indubbiamente

la proposta di riforma dell’Organizzazione comune di mercato del settore vitivinicolo,

che fissa come obiettivi strategici del settore a livello comunitario, da un lato, un rafforzamento

della notorietà dei vini di qualità europei e, dall’altro, la creazione di una

legislazione semplice e chiara.

 

Il mercato mondiale ed europeo del vino: produzione e consumi

 

Analizzando il posizionamento dell’Italia nei mercati internazionali osserviamo

dapprima, in una logica di medio-lungo periodo, la dinamica delle superfici destinate

a vigneto. Al riguardo si segnala una sostanziale stabilità nell’ultimo decennio dopo il

diffuso e sensibile calo dei primi anni novanta. Allo stesso tempo è, invece, cambiata

la loro distribuzione per area geografica: al calo dell’incidenza dei principali produttori

europei (l’UE-15 passa dal 48,7% del 1990 al 43,4% del 2005) si contrappone la crescita

delle superfici destinate a vigneto in quei Paesi che rappresentano i principali competitor

di settore dell’emisfero sud (Australia, Nuova Zelanda, Cile e Sudafrica), nonché

in Cina e USA.

Queste differenti dinamiche emergono in maniera evidente dai grafici seguenti che

prendono in esame rispettivamente i principali produttori europei e quei Paesi che

cercano di affermarsi come nuovi protagonisti mondiali del settore. Nei quindici anni

considerati (1990-2005), il calo delle superfici destinate a vigneto nel continente europeo

è stato molto marcato proprio nei Paesi con forte tradizione vitivinicola; eccezion

fatta per la Francia (-6,2%), sia Portogallo che Italia e Spagna registrano, infatti, una

riduzione delle superfici vitate attorno al 20%.

Pur restando su livelli di superficie ben lontani da Paesi come Francia, Spagna e

Italia, sono al contrario eccezionali le performance di alcuni competitor come Australia

e Nuova Zelanda; in particolare, la prima ha valorizzato la costante crescita delle

superfici destinate a vigneto con una rapida penetrazione nei mercati internazionali

del settore1.

 

SUPERFICI A VIGNETO PER ETTARI:

 

 

 

 

 

 

 

Incidenza

Incidenza

 

1990

2000

2005

Variaz. % 2005/1990

Variaz. % 2005/2000

su sup. mondiale 1990

su sup. mondiale 2005

Spagna

1.393.047

1.159.992

1.128.735

-19,0

-2,7

17,4

15,0

Francia

907.778

860.979

851.615

-6,2

-1,1

11,4

11,3

Italia

1.024.282

872.730

837.845

-18,2

-4,0

12,8

11,1

Portogallo

273.900

231.959

210.000

-23,3

-9,5

3,4

2,8

UE-15

3.895.350

3.402.301

3.265.314

-16,2

-4,0

48,7

43,4

Ungheria

111.000

88.672

100.000

-9,9

12,8

1,4

1,3

Nuovi membri UE1

136.800

152.875

162.942

19,1

6,6

1,7

2,2

UE-25

4.032.150

3.555.176

3.428.256

-15,0

-3,6

50,4

45,5

Cina

127.278

286.128

453.200

256,1

58,4

1,6

6,0

USA

299.400

383.016

380.000

26,9

-0,8

3,7

5,0

Sudafrica

99.817

108.419

123.190

23,4

13,6

1,2

1,6

Argentina

206.014

187.740

208.000

1,0

10,8

2,6

2,8

Cile

119.626

156.859

178.000

48,8

13,5

1,5

2,4

Australia

53.914

110.623

153.204

184,2

38,5

0,7

2,0

Nuova Zelanda

4.873

10.197

19.960

309,6

95,7

0,1

0,3

Mondo

7.996.587

7.369.296

7.531.247

-5,8

2,2

100,0

100,0

1

In verità l’aumento di superficie a vigneto tra il 1990 e il 2000 è attribuibile al fatto che i dati a disposizione per alcuni

 

Paesi (Repubblica Ceca, Slovenia e Slovacchia) sono a disposizione solo a partire dal 1993 (1992 per la Slovenia).

Nota: la FAO non distingue tra superfici investite a vino e quelle ad uva da tavolo.

 

 

L’ottimo risultato della Cina va invece letto in una prospettiva differente, in considerazione

del fatto che l’aumento delle superfici e della produzione vitivinicola è

esclusivamente diretto al mercato interno.

Infine, va segnalato l’aumento delle superfici a vigneto in Paesi extraeuropei con

una ormai consolidata presenza nel settore; oltre che in Cile (+48,8%), aumentano i

terreni destinati alla produzione di vino negli USA (+26,9%) e in Sudafrica (+23,4%).

Coerentemente con l’evoluzione delle superfici vitate, la produzione mondiale di vino

sembra essersi ormai stabilizzata, con un trend di crescita del 9,7% tra il 1995 e il 2005.

Dopo l’ottima annata del 2004 (quasi 30 milioni di tonnellate) per il 2005 si nota una

produzione di vino attorno a 28 milioni di tonnellate, con un calo rispetto all’anno precedente

per tutti i maggiori produttori mondiali (anzitutto Spagna, Italia e Francia).

 

 

 

PRODUZIONE DI VINO

In migliaia di tonnellate

Var. %

 

 

media

 

1995

1996

1997

1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

2005

05-04-

 

 

media

 

 

96-95

Francia

5.560

6.004

5.510

5.427

6.294

5.754

5.339

5.000

4.752

5.880

5.470

-1,8

 

Italia

5.620

5.877

5.056

5.714

5.807

5.409

5.229

4.460

4.409

5.328

4.907

-11,0

 

Spagna

2.104

3.040

3.322

3.022

3.791

4.557

3.394

3.942

4.730

4.993

4.045

75,7

 

USA

1.867

1.888

2.618

2.050

2.075

2.660

2.300

2.540

2.350

2.328

2.290

23,0

 

Argentina

1.644

1.268

1.350

1.267

1.589

1.254

1.584

1.269

1.322

1.550

1.520

5,4

 

Australia

503

673

617

742

851

806

1.016

1.151

1.019

1.347

1.292

124,3

 

Sudafrica

753

845

811

770

797

695

647

719

885

1.016

905

20,2

 

Cile

317

382

455

547

481

667

565

574

687

655

805

108,8

 

N. Zelanda

56

57

46

61

60

60

53

89

55

119

102

94,4

 

Mondo

25.360 27.268 26.670 26.501 28.520 28.693 26.903 26.485 27.181 29.890 27.830

9,7

Fonte: FAO, USDA, OIV, Uffici di statistica nazionali

 

 

Cercando di depurare i valori congiunturali dalle naturali oscillazioni annuali del

settore2, si evidenzia da un lato il calo dei tradizionali produttori europei (-1,8% la

Francia e -11% l’Italia), e dall’altro la significativa crescita della produzione in Paesi

come l’Australia e il Cile, dove la produzione vitivinicola è più che raddoppiata nel

periodo 1995-2005.

Discorso diverso va fatto invece per la Spagna che, nello stesso arco di tempo, vede

crescere la propria produzione di vino del 75,7% pur in presenza degli stessi ettari destinati

a vigneto, evidenziando un chiaro innalzamento della resa produttiva (comunque

ancora nettamente al di sotto di quella italiana o francese). La crescita della produzione

è risultata molto evidente anche in Nuova Zelanda (100.000 tonnellate nel 2005, con un

+94,4% rispetto al 1995), anche se in tal caso va sottolineato l’enorme differenziale in

valore assoluto rispetto a tutti gli altri maggiori competitor mondiali.

Le dinamiche in corso hanno modificato la ripartizione geografica della produzione

mondiale di vino per Paese di origine. Come mostra la successiva tabella, a livello europeo,

la riduzione del peso della Francia (che, in ogni caso, dal 1999 resta stabilmente il

primo produttore mondiale) e dell’Italia (quest’ultima dal 22,2% del 1995 al 17,6% del

2005) è stata compensata dalla Spagna che ha quasi raddoppiato la propria incidenza

sulla produzione mondiale, avvicinandosi molto alle capacità produttive dei due leader

europei. Inoltre, coerentemente con quanto già accennato in precedenza, nel decennio

1995-2005 cresce notevolmente il peso assunto dalle produzioni australiane e cilene, e

in misura minore anche quello dei vini statunitensi che nel 2005 rappresentano l’8,2%

della produzione mondiale.

 

Produzione mondiale di vino Quote in percentuale per Paese

 

1995 2000 2005

Diff. 2005-1995

Francia 21,9 20,1 19,7

-2,3

Italia 22,2 18,9 17,6

-4,5

Spagna 8,3 15,9 14,5

6,2

USA 7,4 9,3 8,2

0,9

Argentina 6,5 4,4 5,5

-1,0

Australia 2,0 2,8 4,6

2,7

Sudafrica 3,0 2,4 3,3

0,3

Cile 1,2 2,3 2,9

1,6

Fonte: FAO, USDA, OIV, Uffici di statistica nazionali

 

 

Dopo il calo degli scorsi decenni, la ripresa mondiale dei consumi di vino, registratasi

a partire dal 2000, si spiega anzitutto con la crescita e il consolidamento dei mercati

extraeuropei e del Regno Unito; quest’ultimo vede crescere i propri consumi di vino del

30,1% dal 2000 al 2005, ed il suo mercato (11,9 milioni di ettolitri nel 2005) si avvicina

velocemente alle dimensioni di quello spagnolo (13,9 milioni di ettolitri, praticamente

sullo stesso livello del 2000). Molto positivo anche l’andamento dei consumi di vino nei

Paesi Bassi con un aumento del 37% nel periodo considerato.

 

CONSUMO DI VINI IN MILIONI DI ETTOLITRI

 

 

2000

2003

2005

Variazione 2005-2000 (%)

Francia

34,5

32,9

32,6

-5,5

Italia

30,8

29,3

27,6

-10,4

USA

21,2

23,8

25,4

19,8

Germania

19,6

20,2

19,6

0,3

Spagna

13,8

13,8

13,9

0,4

Regno Unito

9,1

11,1

11,9

30,1

Portogallo

5,0

5,3

4,7

-6,2

Australia

3,9

4,2

4,3

9,4

Paesi Bassi

2,7

3,6

3,7

37,0

Sudafrica

3,9

3,5

3,4

-11,9

Belgio e Lussemburgo

2,7

2,9

2,9

9,8

Svizzera

3,0

3,0

2,8

-5,3

Cile

2,1

2,6

2,6

23,81

Mondo

225,1

235,1

235,6

4,7

 

 

 

 

Tra i Paesi europei diminuiscono gli ettolitri di vino consumati nei tradizionali

mercati di riferimento (-5,5% in Francia e -10,4% per l’Italia), dove i cambiamenti nei

modelli di consumo hanno visto un progressivo allontanamento dal consumo quotidiano

per uno invece di natura più occasionale. Stabile, invece, il mercato tedesco, appena

sotto i 20 milioni di ettolitri consumati.

Per quanto riguarda tutti gli altri Paesi, spicca il trend degli USA, che registrano

un costante incremento dei consumi (+19,8% dal 2000 al 2005). La quantità di vino

consumata negli Stati Uniti (25,4 milioni di ettolitri) è ormai molto prossima ai maggiori

mercati mondiali del settore (32,6 Francia e 27,6 Italia) e, in considerazione delle

opposte dinamiche registratesi negli ultimi anni, non è difficile prevedere la possibilità

che questo divenga il maggior mercato di consumo nel prossimo futuro.

La crescita dei consumi di vino ha, inoltre, interessato altri Paesi come Australia

(+9,4%) e Cile (+23,8%) che, come si vedrà in seguito, sono stati anche protagonisti

di ottimi risultati sui mercati internazionali. Il livello dei loro consumi interni è sicuramente

molto lontano dai maggiori mercati mondiali e, infatti, la crescita delle loro produzioni

vitivinicole è strettamente legata alla domanda internazionale di settore e alla

capacità di collocare i propri prodotti oltreconfine. Nonostante ciò, i segnali di crescita

del bacino interno segnalano una certa capacità del sistema di offerta di sollecitare la

domanda nazionale del prodotto “vino”.

Nel 2005 i consumi mondiali si confermano attorno a 235 milioni di ettolitri, cioè

sugli stessi livelli del 2004 e del 2003; anche nel breve periodo emerge il calo dei

consumi italiani e di quelli francesi: nell’ordine, 700.000 e 540.000 ettolitri in meno

rispetto al 2004.