Il settore vitivinicolo è uno dei principali pilastri del sistema agroalimentare nazionale
e detiene un primato di eccellenza produttiva e di qualità sia a livello nazionale
che a livello mondiale.
Negli ultimi anni il comparto è profondamente cambiato. Da una produzione di 65
milioni di ettolitri degli anni settanta si è passati agli attuali 50 milioni, e nel contempo
è aumentata l’attenzione per la qualità, chiaro segnale di una domanda sempre
più selettiva da parte dei consumatori, che ha guidato il passaggio dal vino come
“alimento” al vino come fonte di “gusto e piacere”.
In termini economici, nonostante il ridimensionamento dei volumi, il settore sviluppa
un giro di affari di 10 miliardi di euro, di cui 3 miliardi destinati all’export. Si
tratta di una propensione all’esportazione doppia rispetto alla media dell’agroalimentare
ma non ancora arrivata al culmine di espansione. Infatti tali valori potranno essere
ulteriormente aumentati se saremo capaci di cogliere le nuove opportunità dei mercati
internazionali.
Questo sviluppo può contare sul valore aggiunto “unico” del nostro Paese, riconosciuto
a livello internazionale per la vocazione e la tradizione enogastronomica.
Tuttavia, per proseguire con successo sulla strada tracciata, occorre lavorare ancora
sui nostri territori e sul modello organizzativo del sistema di produzione che risulta
estremamente ricco di specificità, ma al tempo stesso troppo frammentato per vincere
le sfide della globalizzazione.
Per questi motivi stiamo lavorando con la massima priorità sia per rafforzare la
nostra posizione in ambito WTO, sia per creare maggiori relazioni con partner extra-UE,
al fine di favorire il riconoscimento delle specificità del nostro straordinario patrimonio
agroalimentare nei grandi mercati mondiali e per contrastare fenomeni come l’agro
pirateria che sottrae – anche nel vino – importanti spazi di mercato e compromette
l’immagine dei prodotti.
Per vincere le sfide del futuro dobbiamo quindi lavorare sulla qualità, quella percepita
dai consumatori, e sull’organizzazione efficiente delle filiere, anche costruendo nuovi
rapporti con i canali commerciali e la distribuzione moderna. Dobbiamo inoltre accompagnare
la definizione degli strumenti e delle politiche di sostegno del settore e delle
imprese, e su questo fronte sono impegnato in prima persona a livello comunitario in
vista della riforma dell’OCM vino, a livello internazionale, ma anche in ambito nazionale
per la definizione di nuovi strumenti di tutela della qualità e dei consumatori attraverso
la terzietà dei controlli – tra i quali si inserisce anche il nuovo ruolo dell’ICRF a tutela e
controllo dei VQPRD – e soprattutto per la ridefinizione dell’impianto normativo legato
alla legge 164.
Vi sono quindi tutte le condizioni non solo per superare le condizioni di sofferenza
che oggi coinvolgono le imprese e le filiere, ma soprattutto per avviare una nuova fase
di sviluppo, prima di tutto nei mercati internazionali.
A tal fine il Rapporto Unioncamere rappresenta un importante contributo per supportare
le scelte future di sviluppo del settore in quanto fornisce un utile strumento
conoscitivo sia sulle recenti performance del settore vitivinicolo italiano sui mercati
europei e mondiali sia delle dinamiche evolutive delle imprese e della produzione.
Nell’ambito dell’agroindustria italiana il settore vitivinicolo costituisce una delle
realtà più rilevanti. L’Italia occupa da tempo un posto stabile tra i primi Paesi al
mondo sia in termini di consumo, sia in termini di produzione ed esportazione
del vino.
Negli ultimi anni si è però entrati in una fase di transizione particolarmente
delicata sulla quale incombono nuove importanti sfide ed il mercato enologico sta
conoscendo profonde trasformazioni. La prima e più evidente è il sensibile calo
dei consumi interni: il vino, penalizzato dai nuovi modelli e stili di vita, ha perso
parte del suo appeal soprattutto tra le giovani generazioni. Questo fenomeno non
riguarda soltanto l’Italia ma è comune a molti Paesi di antica tradizione vitivinicola.
Viceversa, i consumi registrano un andamento positivo nei Paesi non produttori come
ad esempio la Gran Bretagna e il Giappone. Tutto ciò ha determinato una forte spinta
all’internazionalizzazione del mercato, favorita anche dall’avvio di un processo di
riduzione della protezione tariffaria e non tariffaria guidato dalle regole degli accordi
WTO siglati nel 1994.
Il fenomeno può essere colto considerando il rapporto tra esportazioni e produzione
che è passato, secondo i dati FAO, dal 14% dei primi anni ottanta a quasi il 25% nel
2002 e da quello tra importazioni e consumo, passato nello stesso periodo dal 16,5%
al 27%. La redistribuzione geografica non avviene soltanto dal lato della domanda.
Anche il sistema dell’offerta si presenta sempre più articolato: nuovi player, come ad
esempio il Cile o l’Australia, sono da tempo comparsi sul mercato mondiale e puntano
con strategie molto aggressive ad incrementare la loro quota sugli scambi internazionali.
La domanda, oltre a spostarsi, diventa al contempo più esigente: cresce, infatti,
la richiesta di qualità in termini assoluti, di valore (ossia di rapporto qualità/costo),
di diversificazione delle esperienze sensoriali e di individualità e riconoscibilità dei
prodotti. A fronte di questa evoluzione l’offerta cerca di adattarsi ed il risultato è una
proliferazione dei marchi e delle denominazioni.
Le nuove esigenze dei consumatori vengono, inoltre, sempre più spesso mediate dal
sistema della grande distribuzione il cui ruolo nel commercio del vino, come in generale
per tutti i prodotti agroalimentari, si è notevolmente rafforzato: da un alto la crescita
del ventaglio di potenziali fornitori in tutte le aree geografiche ha consentito la
diversificazione degli approvvigionamenti e, quindi, l’aumento del potere contrattuale;
dall’altro i fenomeni di concentrazione in corso nella grande distribuzione affidano ad
un numero assai limitato di buyer il controllo su quantitativi molto elevati di prodotto
commercializzato. L’azione combinata di questi fattori sta accelerando i mutamenti del
mercato del vino che da business di natura fortemente agricola guidata dall’offerta si
trasforma sempre più in settore dell’industria alimentare caratterizzato da alti livelli di
competenza e professionalità.
In questo quadro così complesso sembrano, comunque, essersi delineati due
ambiti competitivi ben distinti: il primo è quello dei vini commerciali, dove i fattori
competitivi principali sono la leadership di costo e il potere distributivo e dove di
conseguenza è forte la spinta alla concentrazione; il secondo ambito è invece quello
dei vini di alta gamma dove i fattori di competitività sono più differenziati e le piccole
imprese possono godere di vantaggi competitivi distintivi non erodibili. È prevedibile
che in Italia così come è già avvenuto in altri Paesi ci si muova verso uno scenario
sempre più polarizzato. Si profila cioè una situazione nella quale un numero relativamente
ridotto di grandi imprese dominerà i segmenti inferiori del mercato, cioè quei
segmenti in cui i bassi margini rendono i differenziali di costo un elemento realmente
discriminante, mentre nei segmenti più alti l’interesse del pubblico per marche con
una netta caratterizzazione verso l’eccellenza e una forte specializzazione territoriale
dovrebbe lasciare uno spazio significativo alle imprese medio-piccole. Per queste ultime
sarà però necessario uno sforzo importante di maggior orientamento al mercato,
di innovazione nell’organizzazione dei fattori produttivi e di sviluppo delle capacità
relazionali.
L’altra importante sfida che incombe sul settore vitivinicolo italiano è indubbiamente
la proposta di riforma dell’Organizzazione comune di mercato del settore vitivinicolo,
che fissa come obiettivi strategici del settore a livello comunitario, da un lato, un rafforzamento
della notorietà dei vini di qualità europei e, dall’altro, la creazione di una
legislazione semplice e chiara.
Il mercato mondiale ed europeo del vino: produzione e consumi
Analizzando il posizionamento dell’Italia nei mercati internazionali osserviamo
dapprima, in una logica di medio-lungo periodo, la dinamica delle superfici destinate
a vigneto. Al riguardo si segnala una sostanziale stabilità nell’ultimo decennio dopo il
diffuso e sensibile calo dei primi anni novanta. Allo stesso tempo è, invece, cambiata
la loro distribuzione per area geografica: al calo dell’incidenza dei principali produttori
europei (l’UE-15 passa dal 48,7% del 1990 al 43,4% del 2005) si contrappone la crescita
delle superfici destinate a vigneto in quei Paesi che rappresentano i principali competitor
di settore dell’emisfero sud (Australia, Nuova Zelanda, Cile e Sudafrica), nonché
in Cina e USA.
Queste differenti dinamiche emergono in maniera evidente dai grafici seguenti che
prendono in esame rispettivamente i principali produttori europei e quei Paesi che
cercano di affermarsi come nuovi protagonisti mondiali del settore. Nei quindici anni
considerati (1990-2005), il calo delle superfici destinate a vigneto nel continente europeo
è stato molto marcato proprio nei Paesi con forte tradizione vitivinicola; eccezion
fatta per la Francia (-6,2%), sia Portogallo che Italia e Spagna registrano, infatti, una
riduzione delle superfici vitate attorno al 20%.
Pur restando su livelli di superficie ben lontani da Paesi come Francia, Spagna e
Italia, sono al contrario eccezionali le performance di alcuni competitor come Australia
e Nuova Zelanda; in particolare, la prima ha valorizzato la costante crescita delle
superfici destinate a vigneto con una rapida penetrazione nei mercati internazionali
del settore1.
SUPERFICI A VIGNETO PER ETTARI:
|
|
|
|
|
|
|
Incidenza |
Incidenza |
|
|
1990 |
2000 |
2005 |
Variaz. % 2005/1990 |
Variaz. % 2005/2000 |
su sup. mondiale 1990 |
su sup. mondiale 2005 |
|
Spagna |
1.393.047 |
1.159.992 |
1.128.735 |
-19,0 |
-2,7 |
17,4 |
15,0 |
|
Francia |
907.778 |
860.979 |
851.615 |
-6,2 |
-1,1 |
11,4 |
11,3 |
|
Italia |
1.024.282 |
872.730 |
837.845 |
-18,2 |
-4,0 |
12,8 |
11,1 |
|
Portogallo |
273.900 |
231.959 |
210.000 |
-23,3 |
-9,5 |
3,4 |
2,8 |
|
UE-15 |
3.895.350 |
3.402.301 |
3.265.314 |
-16,2 |
-4,0 |
48,7 |
43,4 |
|
Ungheria |
111.000 |
88.672 |
100.000 |
-9,9 |
12,8 |
1,4 |
1,3 |
|
Nuovi membri UE1 |
136.800 |
152.875 |
162.942 |
19,1 |
6,6 |
1,7 |
2,2 |
|
UE-25 |
4.032.150 |
3.555.176 |
3.428.256 |
-15,0 |
-3,6 |
50,4 |
45,5 |
|
Cina |
127.278 |
286.128 |
453.200 |
256,1 |
58,4 |
1,6 |
6,0 |
|
USA |
299.400 |
383.016 |
380.000 |
26,9 |
-0,8 |
3,7 |
5,0 |
|
Sudafrica |
99.817 |
108.419 |
123.190 |
23,4 |
13,6 |
1,2 |
1,6 |
|
Argentina |
206.014 |
187.740 |
208.000 |
1,0 |
10,8 |
2,6 |
2,8 |
|
Cile |
119.626 |
156.859 |
178.000 |
48,8 |
13,5 |
1,5 |
2,4 |
|
Australia |
53.914 |
110.623 |
153.204 |
184,2 |
38,5 |
0,7 |
2,0 |
|
Nuova Zelanda |
4.873 |
10.197 |
19.960 |
309,6 |
95,7 |
0,1 |
0,3 |
|
Mondo |
7.996.587 |
7.369.296 |
7.531.247 |
-5,8 |
2,2 |
100,0 |
100,0 |
|
1 |
In verità l’aumento di superficie a vigneto tra il 1990 e il 2000 è attribuibile al fatto che i dati a disposizione per alcuni |
|
|
Paesi (Repubblica Ceca, Slovenia e Slovacchia) sono a disposizione solo a partire dal 1993 (1992 per la Slovenia). |
|
Nota: la FAO non distingue tra superfici investite a vino e quelle ad uva da tavolo. |
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|
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|
|
L’ottimo risultato della Cina va invece letto in una prospettiva differente, in considerazione
del fatto che l’aumento delle superfici e della produzione vitivinicola è
esclusivamente diretto al mercato interno.
Infine, va segnalato l’aumento delle superfici a vigneto in Paesi extraeuropei con
una ormai consolidata presenza nel settore; oltre che in Cile (+48,8%), aumentano i
terreni destinati alla produzione di vino negli USA (+26,9%) e in Sudafrica (+23,4%).
Coerentemente con l’evoluzione delle superfici vitate, la produzione mondiale di vino
sembra essersi ormai stabilizzata, con un trend di crescita del 9,7% tra il 1995 e il 2005.
Dopo l’ottima annata del 2004 (quasi 30 milioni di tonnellate) per il 2005 si nota una
produzione di vino attorno a 28 milioni di tonnellate, con un calo rispetto all’anno precedente
per tutti i maggiori produttori mondiali (anzitutto Spagna, Italia e Francia).
|
|
PRODUZIONE DI VINO
In migliaia di tonnellate |
Var. % |
|
|
|
media |
|
|
1995 |
1996 |
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
05-04- |
|
|
|
media |
|
|
|
96-95 |
|
Francia |
5.560 |
6.004 |
5.510 |
5.427 |
6.294 |
5.754 |
5.339 |
5.000 |
4.752 |
5.880 |
5.470 |
-1,8 |
|
|
Italia |
5.620 |
5.877 |
5.056 |
5.714 |
5.807 |
5.409 |
5.229 |
4.460 |
4.409 |
5.328 |
4.907 |
-11,0 |
|
|
Spagna |
2.104 |
3.040 |
3.322 |
3.022 |
3.791 |
4.557 |
3.394 |
3.942 |
4.730 |
4.993 |
4.045 |
75,7 |
|
|
USA |
1.867 |
1.888 |
2.618 |
2.050 |
2.075 |
2.660 |
2.300 |
2.540 |
2.350 |
2.328 |
2.290 |
23,0 |
|
|
Argentina |
1.644 |
1.268 |
1.350 |
1.267 |
1.589 |
1.254 |
1.584 |
1.269 |
1.322 |
1.550 |
1.520 |
5,4 |
|
|
Australia |
503 |
673 |
617 |
742 |
851 |
806 |
1.016 |
1.151 |
1.019 |
1.347 |
1.292 |
124,3 |
|
|
Sudafrica |
753 |
845 |
811 |
770 |
797 |
695 |
647 |
719 |
885 |
1.016 |
905 |
20,2 |
|
|
Cile |
317 |
382 |
455 |
547 |
481 |
667 |
565 |
574 |
687 |
655 |
805 |
108,8 |
|
|
N. Zelanda |
56 |
57 |
46 |
61 |
60 |
60 |
53 |
89 |
55 |
119 |
102 |
94,4 |
|
|
Mondo |
25.360 27.268 26.670 26.501 28.520 28.693 26.903 26.485 27.181 29.890 27.830 |
9,7 |
|
Fonte: FAO, USDA, OIV, Uffici di statistica nazionali |
|
|
|
|
|
|
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|
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|
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Cercando di depurare i valori congiunturali dalle naturali oscillazioni annuali del
settore2, si evidenzia da un lato il calo dei tradizionali produttori europei (-1,8% la
Francia e -11% l’Italia), e dall’altro la significativa crescita della produzione in Paesi
come l’Australia e il Cile, dove la produzione vitivinicola è più che raddoppiata nel
periodo 1995-2005.
Discorso diverso va fatto invece per la Spagna che, nello stesso arco di tempo, vede
crescere la propria produzione di vino del 75,7% pur in presenza degli stessi ettari destinati
a vigneto, evidenziando un chiaro innalzamento della resa produttiva (comunque
ancora nettamente al di sotto di quella italiana o francese). La crescita della produzione
è risultata molto evidente anche in Nuova Zelanda (100.000 tonnellate nel 2005, con un
+94,4% rispetto al 1995), anche se in tal caso va sottolineato l’enorme differenziale in
valore assoluto rispetto a tutti gli altri maggiori competitor mondiali.
Le dinamiche in corso hanno modificato la ripartizione geografica della produzione
mondiale di vino per Paese di origine. Come mostra la successiva tabella, a livello europeo,
la riduzione del peso della Francia (che, in ogni caso, dal 1999 resta stabilmente il
primo produttore mondiale) e dell’Italia (quest’ultima dal 22,2% del 1995 al 17,6% del
2005) è stata compensata dalla Spagna che ha quasi raddoppiato la propria incidenza
sulla produzione mondiale, avvicinandosi molto alle capacità produttive dei due leader
europei. Inoltre, coerentemente con quanto già accennato in precedenza, nel decennio
1995-2005 cresce notevolmente il peso assunto dalle produzioni australiane e cilene, e
in misura minore anche quello dei vini statunitensi che nel 2005 rappresentano l’8,2%
della produzione mondiale.
Produzione mondiale di vino Quote in percentuale per Paese
|
1995 2000 2005 |
Diff. 2005-1995 |
|
Francia 21,9 20,1 19,7 |
-2,3 |
|
Italia 22,2 18,9 17,6 |
-4,5 |
|
Spagna 8,3 15,9 14,5 |
6,2 |
|
USA 7,4 9,3 8,2 |
0,9 |
|
Argentina 6,5 4,4 5,5 |
-1,0 |
|
Australia 2,0 2,8 4,6 |
2,7 |
|
Sudafrica 3,0 2,4 3,3 |
0,3 |
|
Cile 1,2 2,3 2,9 |
1,6 |
|
Fonte: FAO, USDA, OIV, Uffici di statistica nazionali |
|
Dopo il calo degli scorsi decenni, la ripresa mondiale dei consumi di vino, registratasi
a partire dal 2000, si spiega anzitutto con la crescita e il consolidamento dei mercati
extraeuropei e del Regno Unito; quest’ultimo vede crescere i propri consumi di vino del
30,1% dal 2000 al 2005, ed il suo mercato (11,9 milioni di ettolitri nel 2005) si avvicina
velocemente alle dimensioni di quello spagnolo (13,9 milioni di ettolitri, praticamente
sullo stesso livello del 2000). Molto positivo anche l’andamento dei consumi di vino nei
Paesi Bassi con un aumento del 37% nel periodo considerato.
CONSUMO DI VINI IN MILIONI DI ETTOLITRI
|
|
2000 |
2003 |
2005 |
Variazione 2005-2000 (%) |
|
Francia |
34,5 |
32,9 |
32,6 |
-5,5 |
|
Italia |
30,8 |
29,3 |
27,6 |
-10,4 |
|
USA |
21,2 |
23,8 |
25,4 |
19,8 |
|
Germania |
19,6 |
20,2 |
19,6 |
0,3 |
|
Spagna |
13,8 |
13,8 |
13,9 |
0,4 |
|
Regno Unito |
9,1 |
11,1 |
11,9 |
30,1 |
|
Portogallo |
5,0 |
5,3 |
4,7 |
-6,2 |
|
Australia |
3,9 |
4,2 |
4,3 |
9,4 |
|
Paesi Bassi |
2,7 |
3,6 |
3,7 |
37,0 |
|
Sudafrica |
3,9 |
3,5 |
3,4 |
-11,9 |
|
Belgio e Lussemburgo |
2,7 |
2,9 |
2,9 |
9,8 |
|
Svizzera |
3,0 |
3,0 |
2,8 |
-5,3 |
|
Cile |
2,1 |
2,6 |
2,6 |
23,81 |
|
Mondo |
225,1 |
235,1 |
235,6 |
4,7 |
|
|
|
|
|
|
|
|
Tra i Paesi europei diminuiscono gli ettolitri di vino consumati nei tradizionali
mercati di riferimento (-5,5% in Francia e -10,4% per l’Italia), dove i cambiamenti nei
modelli di consumo hanno visto un progressivo allontanamento dal consumo quotidiano
per uno invece di natura più occasionale. Stabile, invece, il mercato tedesco, appena
sotto i 20 milioni di ettolitri consumati.
Per quanto riguarda tutti gli altri Paesi, spicca il trend degli USA, che registrano
un costante incremento dei consumi (+19,8% dal 2000 al 2005). La quantità di vino
consumata negli Stati Uniti (25,4 milioni di ettolitri) è ormai molto prossima ai maggiori
mercati mondiali del settore (32,6 Francia e 27,6 Italia) e, in considerazione delle
opposte dinamiche registratesi negli ultimi anni, non è difficile prevedere la possibilità
che questo divenga il maggior mercato di consumo nel prossimo futuro.
La crescita dei consumi di vino ha, inoltre, interessato altri Paesi come Australia
(+9,4%) e Cile (+23,8%) che, come si vedrà in seguito, sono stati anche protagonisti
di ottimi risultati sui mercati internazionali. Il livello dei loro consumi interni è sicuramente
molto lontano dai maggiori mercati mondiali e, infatti, la crescita delle loro produzioni
vitivinicole è strettamente legata alla domanda internazionale di settore e alla
capacità di collocare i propri prodotti oltreconfine. Nonostante ciò, i segnali di crescita
del bacino interno segnalano una certa capacità del sistema di offerta di sollecitare la
domanda nazionale del prodotto “vino”.
Nel 2005 i consumi mondiali si confermano attorno a 235 milioni di ettolitri, cioè
sugli stessi livelli del 2004 e del 2003; anche nel breve periodo emerge il calo dei
consumi italiani e di quelli francesi: nell’ordine, 700.000 e 540.000 ettolitri in meno
rispetto al 2004.